[dal web]

Paese che vai, testimonial che trovi.

Bombardati dalla comunicazione, affogati dagli imput che arrivano da social, tv, giornali, campagne di affissione, invasi da colori e slogan. Ogni parola e ogni immagine è studiata (si spera) per catturare l’attenzione. Le parole devono invogliare alla lettura, le immagini devono entrare nei nostri cervelli e non uscirne più. Un prodotto deve essere ricordato e un concetto deve essere assimilato.
Ma non ovunque allo stesso modo.
Questa, che ci crediate o no, è la campagna pubblicitaria della Pepsi a Singapore. Non dubito che la Pepsi possa permettersi studi di marketing per sapere quale sia il miglior approccio con il cliente, evidentemente il biondone assicurerà alla cugina della Coca Cola il successo sperato!
P.S. la signorina di profilo col cappello da diva è la risposta americana…

#LECCE2019

Lecce, candidata come capitale europea della cultura 2019.
Questa la notizia di qualche mese fa.
Manifesti, totem in piazza, sponsor come se piovesse. Impegno da parte di tutti per far sapere di esserci, per voler partecipare a questo evento, che a prescindere dal risultato (Lecce vincerà? Boh…) è già un evento. Entusiasmo, polemica, indifferenza.
Tanti i sentimenti, contraddittori proprio come i leccesi.
Ma è impossibile non notare, indistintamente sul volto di tutti, un sorriso d’orgoglio, che, a dispetto di ogni convinzione, ci illumina gli occhi guardando e ammirando gli splendidi scorci di questa città unica.
Innamoratevi anche voi, il video lo trovate qui.

Si chiama autortitratto

Si chiama autoritratto. A ricordarci che per prendere in mano una macchina fotografica (o uno smartphone) per fotografare se stessi ci vuole e ci vorrà sempre un occhio allenato a farlo è National Geographic, che ha chiesto ai suoi lettori di cimentarsi nell’autoscatto. Non in un selfie. L’iniziativa si chiama Your Shot, gli scatti sono piccole opere d’arte che nulla hanno a che vedere con quelle foto dal braccio teso che oramai invadono ogni social.
Gli scatti di Your Shot potete trovarli qui.

Lego business cards

Solitamente la dimensione è 8,5×5,5 cm, per la maggior parte in orizzontale. C’è chi “osa” col formato verticale, magari stampandolo fronte/retro. Infine ogni possibile virtuosismo di stampa è sempre ben accolto, magari per dare quel tocco in più… Non mancano esempi di grande creatività, soprattutto se il cliente lo permette e se l’argomento consente al grafico di spaziare. Fino ad ora, il bigliettino da visita è sempre stato, per definizione, un cartoncino.

Ma la creatività, per definizione anch’essa, non ha confini. E LEGO, la famosa azienda danese, ha creato per i suoi dipendenti una minifigure Lego personalizzata (somigliante all’impiegato) su cui sono riportati i contatti.
Questa non sarà certo la business card da riporre nel portafoglio, ma dubito che sarà gettata in un cestino come spesso succede…

Sono il comic sans

Ciao Comic Sans, non ti ho mai usato, lo faccio adesso.

E’ il font più bistrattato da ogni grafico che si rispetti. E’ preso d’esempio come la peggior forma di stile mai esistita. E’ l’antitesi del gusto. Eppure è dappertutto. E’ un font di sistema, di certo più usato o conosciuto dello storico Helvetica. E qui si racconta, alza la testa e ci fa sapere che esiste, con dignità e voglia di rimanere. PER SEMPRE.
E’ il punto di vista di un blogger e  leggerlo mi ha fatto ridere. Vi incollo il testo di seguito, ma lo trovate qui. 

Sono il comic sans. 

Senti un po’. Lo so che vai a raccontare merda alle mie spalle. Pensi che sono stupido. Pensi che sono immaturo. Pensi che io sia il deforme, patetico surrogato di un font. Beh, ripensaci, sfigato, perché io sono Comic Sans e sono la cosa migliore che sia capitata alla tipografia dai tempi di quel cazzone di Johannes Gutenberg.

Non ti va giù che la tua collega mi ha usato nella nota in cui si lamentava dei furti del suo yogurt dal frigorifero della sala comune? Non ti va giù che io sia praticamente ovunque sul blog di tua cognata? Non ti va giù che sono sull’insegna di quel nuovo ristorante Thai? Pensi che io sia mediocre e pacchiano? Indovina un po’, Picasso, non tutti abbiamo settantatrè gradi di pesantezza come la baciami-il-culo Helvetica settata sul tuo Macbook Pro da diciassette pollici. Scusa se tutto il mondo non può essere fatto di quella trashata europea del severo carattere svizzero. Scusa tanto se a qualcuno piace divertirsi. Scusa tanto se intralcio la strada della tua minimalista, Bauhaus e fascista sagra della noia.

Forse ogni tanto dovresti toglierti il tuo dolcevita nero, smettere di modificare compulsivamente il tema del tuo Tumblr e provare una cazzo di volta a essere meno pesante. La gente mi ama. Perché? Perché sono divertente. Sono l’anima della festa. Porto leggerezza in ogni situazione. Devi alleggerire il colpo di un messaggio troppo duro sulle regole del soggiorno? SBAM. Eccomi qui. Hai bisogno di vivacizzare un po’ le indicazioni per la tua festa di laurea? SBAM. Eccomi qui di nuovo. Vuoi comunicare la tua natura socievole e gioiosa attraverso il tuo sito professionale? SBAM. Eccomi come un narciso giallo nella cazzo di primavera.

Finchè la gente avrà voglia di rilassarsi, divertirsi e fare festa, io ci sarò. Non come i tuoi patetici font. Mentre Gotham è al festival della scienza, io mi sbatto la reginetta del ballo di fine anno nel retro. Mentre Avenir suona il clarinetto, io suono “Reign in Blood” sulla mia Stratocaster a doppio manico. Mentre Univers si procura nuove medicine per le sue allergie, io sto correndo sulla mia Honda Civic truccata e caricata a nitro contro dei gangster di Tokyo che potrebbero uccidermi se solo non arrivassi a tagliare per primo il traguardo. Io sono un Superman senza-grazie e la mia sola kryptonite sono i tromboni come te.

Non me ne può fregare niente di quello che pensi, e sai perché, coglione? Perché sono famoso. Sono su tutti i maggiori sistemi operativi a partire dal fottuto Bob della Microsoft. Sono sulle tue etichette. Sono sui tuoi browsers. Sono sui tuoi messaggi istantanei. Non sono solo un font. Sono una cazzo di forza della natura e non avrò pace finchè ogni severo tipografo in sedia a dondolo col cappello da coglione come te sarà circondato dalla mia amabile cazzutaggine senza grazie ispirata ai fumetti.

Ma ne ho abbastanza di queste stronzate. Ora vado a sbronzarmi con Papyrus.

Le star che battono la politica

Era il 6 novembre 2012, Twitter comunica che la foto di Obama che abbraccia la moglie  Michelle ha battuto ogni record. E’ il tweet più condiviso di sempre. Tre parole “Four more years.” e un abbraccio che scalda il cuore. Gli utenti di Twitter si scatenano, retweet e favoriti a migliaia.

USA 2012: OBAMA, TWITTER PROTAGONISTA DELLA NOTTE ELETTORALE
Dopo tale successo veniva da chiederci quale potesse essere la frase o la foto a fare più scalpore.
La risposta arriva da Ellen DeGeneres, che, durante la notte più lunga di Hollywood, fa scattare un selfie a Bradley Cooper, riunendo nello storico autoscatto Meryl Streep, Jennifer Lawrence, Julia Roberts, Brad Pitt, Angelina Jolie, Kevin Spacey e Jared leto e Lupita Nyong’o, freschi freschi di Oscar.

Quando lo show batte la politica…

Qui il tweet dei record.

L’evoluzione di un logo

Vedendo un faro illuminato che punta verso un cielo nero, è difficile non pensare al logo di Batman. E’ oramai impresso nella nostra mente, due ali nere e una piccola maschera al centro, presente in ogni film e in ogni fumetto. Ma quel logo, che consideriamo unico, ha subito negli anni cambiamenti incredibili. Qui la sua evoluzione.
Che sia indeciso anche Batman?

Gibò e l’acqua

Quest’anno va di moda il romanticismo. Non potendo mettere i cuori sulla comunicazione degli eventi della stagione 2013 del Gibò (siamo mica a San Valentino…), non ci rimaneva altro che le bottigliette d’acqua, che per l’occasione sfoggiano due cuori, rosso fuoco e azzurro mare. Per dissetare voi e placare i bollenti spiriti.